Una settimana caratterizzata da un'atmosfera di forte attesa e da una marcata spaccatura intermarket, dove l'azionario globale ha mostrato una straordinaria resilienza a Wall Street a dispetto delle crescenti turbolenze geopolitiche in Medio Oriente. L'indice MSCI World ha chiuso in progresso del +0.6%, trainato dal comparto tecnologico e dai titoli energetici. Sotto la superficie, tuttavia, si avvertono forti segnali di tensione sul mercato obbligazionario, con i rendimenti governativi che riprendono a salire a causa del ritorno delle preoccupazioni sull'inflazione.
Ciao, sono Alessandro Paolini — se non mi conosci, sono un Consulente Finanziario Indipendente (CFA iscritto all'albo OCF), candidato CFP®. Lavoro a parcella fissa, senza percentuali sul patrimonio e senza conflitti di interesse. Lavoro per offrirti una radiografia oggettiva e trasparente dei mercati, traducendo la complessità dei dati finanziari in concetti semplici e direttamente applicabili per proteggere e far crescere il tuo patrimonio.
Questa settimana lo scontro geopolitico ha spaccato i listini mondiali: mentre le borse americane hanno aggiornato i massimi storici, l'Europa ha accusato il colpo per via della sua maggiore vulnerabilità energetica. Il sentiment degli investitori ha registrato un netto balzo verso l'alto, uscendo dalla zona di paura estrema per posizionarsi in area Neutral. Andiamo a vedere nel dettaglio tutti i numeri e le dinamiche dell'ottava.
La geopolitica è tornata violentemente al centro della scena finanziaria nella prima parte dell'ottava. Il transito commerciale nello Stretto di Hormuz, snodo nevralgico attraverso cui passa circa un quinto del fabbisogno globale di greggio, è stato compromesso dal danneggiamento di due navi mercantili in transito. La tensione è salita alle stelle dopo che Teheran ha annunciato la chiusura dello stretto, definendo questa via d'acqua "più importante dell'atomica". La reazione degli Stati Uniti non si è fatta attendere: nella notte di mercoledì, le forze militari americane hanno sferrato una massiccia ondata di attacchi aerei contro decine di obiettivi militari in territorio iraniano.
Dal vertice NATO di Ankara, il presidente Donald Trump ha formalmente dichiarato conclusa la tregua diplomatica siglata a giugno, accusando Teheran di ostilità e intimando la riapertura immediata del canale. Nonostante il ripiegamento parziale registrato sul finale di settimana grazie all'allentarsi delle tensioni immediate, il greggio ha registrato una forte fiammata. Il petrolio WTI ha messo a segno un balzo settimanale del +4.0%, riportandosi sopra la soglia dei 71.4 dollari al barile. Questa situazione rappresenta un importante fattore di pressione per le catene di approvvigionamento e rischia di riaccendere le pressioni inflattive globali a livello intermarket.
Sui mercati azionari abbiamo assistito a una profonda dicotomia geografica. Negli Stati Uniti, la resilienza dei giganti tecnologici e l'avvio della stagione delle trimestrali hanno spinto l'S&P 500 a guadagnare il +1.3% (portando il rendimento da inizio anno al +11.3%), mentre il Nasdaq 100 ha corso ancora più forte mettendo a segno un +1.7% (+18.5% YTD). Entrambi gli indici hanno raggiunto nuovi massimi storici nell'ultima seduta settimanale. A sostenere il listino sono state le mega-cap come Broadcom e Meta, seguite da Nvidia, Tesla e Apple, mentre Microsoft è rimasta più indietro. La volatilità è rimasta contenuta, con il Vix stabile a quota 15.0.
L'Europa ha invece vissuto un'ottava negativa e diffusa, risentendo maggiormente della prossimità geografica al conflitto e dello shock energetico. L'Eurostoxx 50 ha ceduto il -2.2% (YTD +10.7%) e il DAX tedesco ha perso il -2.8% (+2.4% YTD). Più resiliente il FTSE Mib italiano, che ha limitato i danni al -0.4% mantenendo una straordinaria performance da inizio anno al +20.3%. In Asia il quadro è apparso fortemente polarizzato: l'indice coreano Kospi è scivolato sotto il peso dei produttori di memorie, entrando in fase di correzione tecnica, mentre Hong Kong (Hang Seng China +4.4%) è rimbalzato con forza grazie alle revisioni al rialzo sugli utili di Alibaba e di altri colossi tech cinesi.
A livello settoriale, le performance settimanali riflettono perfettamente le tensioni geopolitiche. Il settore Energy ha dominato la classifica con un balzo del +3.4% (YTD +23.3%), sostenuto direttamente dal rincaro del greggio, seguito a ruota dall'Information Tech in crescita del +2.6% (YTD +21.2%). In coda al listino troviamo invece i comparti più sensibili al ciclo economico e all'avversione al rischio, come i Materials (-3.0%) e gli Industrials (-2.0%), appesantiti dalle vendite nelle giornate di maggiore tensioni.
Negli stili di investimento, la settimana ha visto una chiara rotazione verso il rendimento e la difesa. Lo stile World Growth (crescita) ha registrato una decisa correzione del -3.9% settimanale (YTD +5.3%), seguito dal World Quality al -1.6% (+6.8% YTD). Lo stile World Value ha ceduto lo -0.9% (YTD +33.7%). Al contrario, i fattori più orientati ai dividendi e alla bassa volatilità hanno attirato flussi difensivi: lo stile World Dividend ha chiuso a +2.0% (YTD +9.3%) e il World Min Volatility a +1.5% (YTD +0.8%). Le piccole capitalizzazioni del World Small Cap hanno segnato un modesto +0.2% (YTD +16.0%).
Sul fronte dei temi di investimento globali, la cybersicurezza si è confermata regina assoluta con il tema Cyber Security in crescita del +8.5% (YTD +46.8%), spinta dal rischio cyber in scia al conflitto geopolitico. Bene anche il cloud (Cloud Computing +3.6%) e i semiconduttori (Semiconductors +2.7%), che hanno beneficiato delle prospettive del comparto e dello sbarco al Nasdaq di SK Hynix. Dall'altro lato, hanno subito pesanti correzioni i metalli preziosi e i comparti legati alla transizione energetica: i Gold Miners hanno ceduto il -6.1% (YTD -11.6%), le terre rare hanno perso il -8.0% (YTD +8.4%), e l'idrogeno (Hydrogen) è scivolato del -7.7% (YTD +32.2%).
🏆 Vincitori della settimana
Cyber Security: +8.5% (YTD: +46.8%)
Cloud Computing: +3.6% (YTD: +7.7%)
Energy: +3.4% (YTD: +23.3%)
Semiconductors: +2.7% (YTD: +87.0%)
Blockchain: +2.6% (YTD: +18.6%)
Information Tech: +2.6% (YTD: +21.2%)
📉 Perdenti della settimana
Terre rare: -8.0% (YTD: +8.4%)
Hydrogen: -7.7% (YTD: +32.2%)
Gold Miners: -6.1% (YTD: -11.6%)
Battery: -5.5% (YTD: +12.2%)
Humanoid & E.I.: -4.9% (YTD: +25.2%)
Future of Defence: -4.0% (YTD: +11.3%)
Il sentiment complessivo degli investitori ha registrato un netto miglioramento nel corso dell'ottava. L'indicatore CNN Fear & Greed Index si è riposizionato in zona Neutral (Neutrale) a quota 49, allentando notevolmente lo stato di stress che aveva caratterizzato i listini nelle scorse settimane. Si tratta di un deciso recupero rispetto al valore di 32 (zona Fear) registrato la scorsa settimana e al valore di 38 (sempre zona Fear) di un mese fa. Questo rimbalzo indica che la reazione dei mercati è stata interpretata come un consolidamento fisiologico anziché come l'inizio di una fuga disordinata dagli attivi rischiosi.
Il mercato obbligazionario ha vissuto una settimana di marcata debolezza, con i rendimenti dei titoli di Stato in decisa risalita sia in America che in Europa. Il rendimento del decennale americano (Treasury) si è riportato sopra la soglia psicologica del 4.50%, chiudendo al 4.56% (+8 punti base), mentre il trentennale ha superato il 5%. A innescare le vendite sul reddito fisso è stata la pubblicazione delle minute del FOMC di giugno, il primo sotto la presidenza di Kevin Warsh. I verbali hanno svelato un comitato fortemente diviso e dal tono decisamente restrittivo (hawkish): nessun taglio dei tassi è previsto per quest'anno, e diversi membri hanno esplicitamente considerato la possibilità di nuovi rialzi pur di piegare l'inflazione. Attualmente, i futures prezzano un rialzo del costo del denaro entro dicembre e un secondo nel 2027.
In Europa il movimento è stato persino più pronunciato a causa dell'esposizione geopolitica. Il Bund decennale tedesco è salito al 3.07% (+13 punti base) e il BTP decennale italiano ha toccato il 3.80% (+10 punti base), con lo spread BTP-Bund che si è leggermente ristretto a quota 73 punti base (-3 pb), a dimostrazione della stabilità del debito italiano. Le curve monetarie dell'area euro incorporano ora circa un rialzo del tasso sui depositi della BCE entro fine anno. Sul fronte societario, i mercati del credito non hanno evidenziato tensioni particolari: gli spread sia sull'Investment Grade che sull'High Yield sono rimasti stabili o in lieve restringimento su entrambe le sponde dell'Atlantico.
Il comparto delle materie prime ha visto l'indice generale Commodity Index salire del +3.1% settimanale (+15,6% da inizio anno), interamente spinto dalla fiammata dell'energia. Il petrolio WTI ha chiuso a 71.4 dollari al barile (+4.0% settimanale, +24.4% YTD) in scia ai timori sul blocco di Hormuz. In netta controtendenza l'Oro, che ha perso il -1.4% scivolando a 4.120 dollari per oncia (-4.6% YTD), ignorando il consueto ruolo di bene rifugio in fasi di crisi geopolitica. Nel comparto agricolo spiccano i forti rialzi di caffè e cacao (+5.6% settimanale per l'indice agricolo).
Sul fronte valutario, il cambio EUR/USD si è mosso poco, chiudendo in lieve calo dello -0.2% a 1.142 (-2,8% YTD), in quanto il biglietto verde non ha tratto particolare vantaggio dal rialzo dei rendimenti statunitensi. L'euro ha perso terreno contro la sterlina (EUR/GBP -0.6% a 0.852) ed è rimasto piatto contro lo yen (EUR/YEN a 184.6). Lo Yen continua a gravitare sui minimi storici da oltre quarant'anni contro il dollaro, mantenendo elevato il rischio di un intervento diretto della Bank of Japan. Bitcoin ha mostrato una buona tenuta, chiudendo in rialzo del +1.7% a quota 63.798 dollari.
I dati macroeconomici usciti durante la settimana confermano la tenuta congiunturale globale. Negli Stati Uniti, il mercato del lavoro mostra una discreta salute: le nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono scese sotto le attese e i sussidi totali sono rimasti stabili, sebbene il trend di medio termine indichi una graduale decelerazione delle assunzioni. Sul fronte della crescita, la stima in tempo reale della Fed di Atlanta (GDPNow) per il secondo trimestre è apparsa temporaneamente frenata dall'impennata delle importazioni di componenti tecnologici legati all'intelligenza artificiale, ma la domanda interna finale rimane decisamente solida. L'indice ISM Servizi di giugno è sceso leggermente, pur restando in territorio di espansione.
In Europa, gli ordinativi all'industria tedesca hanno registrato una sorpresa positiva, rimbalzando con forza dopo le contrazioni dei mesi scorsi e indicando una graduale stabilizzazione del comparto manifatturiero. L'inflazione tedesca di giugno si è attestata al +2.3% YoY, in linea con le attese di consenso. In Cina, le pressioni deflazionistiche rimangono evidenti con prezzi al consumo molto deboli, mentre in Nuova Zelanda la Reserve Bank ha sorpreso i mercati attuando il primo rialzo dei tassi di interesse negli ultimi tre anni.
📅 Trimestrali US Tech e Banche — Entra nel vivo la stagione degli utili del secondo trimestre, con i conti delle grandi banche americane sotto la lente per verificare lo stato di salute del credito.
📅 Dati sull'Inflazione USA — La pubblicazione dei dati sui prezzi al consumo negli Stati Uniti sarà cruciale per determinare se la Fed guidata da Warsh manterrà l'atteggiamento restrittivo visto nelle minute.
📅 Sviluppi Geopolitici ad Hormuz — L'effettiva riapertura dello stretto e il flusso di greggio rimarranno determinanti per capire la direzione del prezzo del petrolio e l'impatto sui settori energetici.
📅 Pressione sui Rendimenti Governativi — Il mercato continuerà a monitorare la tenuta della curva obbligazionaria, con il decennale USA al 4.56% e il BTP al 3.80%.
L'ottava appena trascorsa ci offre una lezione fondamentale sulla psicologia dei mercati. Di fronte a notizie allarmanti di attacchi aerei e minacce di blocchi navali, la reazione d'istinto di un investitore non pianificato sarebbe stata quella di liquidare il portafoglio o rifugiarsi nell'oro. Eppure, chi avesse ceduto al panico avrebbe perso il nuovo massimo storico segnato da Wall Street, mentre l'oro ha chiuso la settimana in ribasso.
Questo dimostra che i mercati finanziari sono macchine complesse che raramente reagiscono come suggerisce il senso comune di breve termine. La geopolitica crea volatilità, ma sono i fondamentali macroeconomici, gli utili aziendali e la liquidità a guidare i trend di lungo periodo. Rincorrere le notizie quotidiane significa essere "passeggeri" passivi in balia delle onde, esposti a errori emotivi estremamente costosi.
L'unico modo per assumere il ruolo di "piloti" del proprio patrimonio è adottare una pianificazione finanziaria solida, personalizzata e rigorosamente diversificata. Una consulenza realmente indipendente (fee-only), priva di commissioni occulte e conflitti di interesse, rappresenta lo strumento indispensabile per mantenere la rotta verso i propri obiettivi di vita, ignorando il rumore di fondo del mercato.
Buon fine settimana e buoni investimenti!
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