Il petrolio a 101 dollari al barile. I negoziati tra USA e Iran saltati. Trump che minaccia nuovi interventi militari. Eppure S&P 500 e Nasdaq 100 toccano nuovi massimi storici. Sembra impossibile, ma è esattamente quello che è successo nella settimana 18 del 2026.
Ciao, sono Alessandro Paolini — se non mi conosci, sono un Consulente Finanziario Indipendente (CFA iscritto all'albo OCF), candidato CFP®. Lavoro a parcella fissa, senza percentuali sul patrimonio e senza conflitti di interesse. Come ogni settimana, eccomi qui per spiegare i numeri e le informazioni dei mercati in parole semplici, chiare e comprensibili.
Questa settimana il mercato ci ha dato un'altra dimostrazione della sua logica interna: quando gli utili aziendali sono solidi, il rumore esterno conta poco. Le trimestrali delle grandi tech hanno convinto — con luci e ombre — e il mercato ha risposto con nuovi massimi. In più, una novità storica: la BCE ha aperto concretamente alla possibilità di alzare i tassi già a giugno. Andiamo a vedere tutto nel dettaglio.
Lo stallo tra USA e Iran continua, senza sbocchi diplomatici concreti all'orizzonte. Il blocco statunitense dello Stretto di Hormuz, il corridoio attraverso il quale transita quasi un quinto del petrolio mondiale, rimane attivo. Trump ha prolungato il blocco, ma ha tenuto aperta la porta a un accordo — a patto che Teheran accetti di discutere anche del nucleare. Il round di negoziati che era atteso a inizio settimana non si è nemmeno tenuto, con le proposte iraniane che non hanno soddisfatto Washington.
Il risultato immediato è stato un nuovo balzo del petrolio: il WTI si è riavvicinato all'area dei 110-115 dollari prima di ripiegare leggermente sul finale di settimana, chiudendo comunque a 101,9 dollari al barile (+8% in soli sette giorni). I mercati stanno iniziando a incorporare nei prezzi un conflitto più lungo del previsto, con tutte le implicazioni inflattive che questo comporta.
Sul fronte macro, i dati americani del primo trimestre restano accettabili ma non eccezionali: il PIL preliminare si è attestato a +2,0%, leggermente sotto le attese di +2,2%, a conferma di un lieve rallentamento. La buona notizia è che la Fed di Atlanta stima un rimbalzo al +3,5% per il secondo trimestre. Meno rassicurante, invece, il dato sull'inflazione: i prezzi al consumo personali (PCE) sono saliti al +3,5% su base annua a marzo, allontanandosi dall'obiettivo Fed. In Europa, la crescita del primo trimestre si è fermata sotto l'1% (+0,8%), mentre l'inflazione nell'Eurozona ha toccato il +3,0% ad aprile, spingendo la BCE a rivedere la sua postura.
La settimana più densa di trimestrali dell'anno (assente solo Nvidia) ha portato risultati misti, ma sufficienti per portare i principali indici USA su nuovi massimi storici. Una notizia che, letta insieme al prezzo del petrolio in area $100, restituisce tutto il paradosso di questo mercato: gli investitori guardano agli utili, non alle granate.
Il VIX della volatilità ha chiuso a 17,0 punti, tornando ai livelli pre-scoppio del conflitto in Medio Oriente. Un segnale chiaro: il mercato non ha paura.
La settimana della verità per le grandi capitalizzazioni tech ha prodotto un quadro tutt'altro che uniforme. Alphabet è stata la stella assoluta, con un balzo del +12% in una sola seduta — la conferma che nel campo dell'AI, Google mantiene un posizionamento strutturale. Bene anche Amazon (+1,6%) e Apple (+3,4%). Sul lato opposto, Meta ha deluso profondamente (-9,8%), penalizzata dalla guidance sulle spese di investimento nell'AI che ha spaventato gli investitori. Stessa storia per Microsoft (-2,4%) e NVIDIA (-4,7%).
A livello settoriale, i veri vincitori sono stati l'energia e tutto ciò che vi ruota attorno: tema diretto dal petrolio, ma anche quello delle energie rinnovabili e delle infrastrutture green, che beneficiano paradossalmente della crisi energetica come acceleratore della transizione.
🏆 Vincitori della settimana
Energy: +3,5% (YTD: +32,9%)
Communication Services: +3,6% (YTD: +8,6%) — trainato da Alphabet
Terre Rare: +6,0% (YTD: +42,0%)
Hydrogen: +5,6% (YTD: +46,1%)
Clean Energy: +4,5% (YTD: +27,4%)
Battery: +4,3% (YTD: +35,6%)
📉 Perdenti della settimana
Gold Miners: -7,7% (YTD: +2,5%)
Metals-Mining: -3,5% (YTD: +16,4%)
Materials: -1,9% (YTD: +12,6%)
Lusso: -1,4% (YTD: -9,8%)
Il sentiment degli investitori si sposta decisamente in area Greed (Avidità), con l'indice che sale a 67. Rispetto al valore di 65 della scorsa settimana e del mese scorso (53), il mercato mostra una maggiore propensione al rischio, supportata dal momentum tecnico e dalla tenuta degli utili societari.
Sentiment di mercato: CNN Fear & Greed Index
In Europa, il tono della BCE è cambiato radicalmente. Christine Lagarde ha ufficialmente aperto alla possibilità di un rialzo dei tassi a giugno, citando una "inflazione ostinatamente sopra il target" e una crescita che, seppur debole, non giustifica più l'immobilismo. Il mercato ha reagito portando il rendimento del Bund decennale al 3,04% e il BTP al 3,86%.
Negli USA, la prima settimana di Kevin Warsh alla guida della Fed è stata di studio, ma i verbali dell'ultima riunione (quella dell'avvicendamento con Powell) hanno mostrato un board molto preoccupato per la tenuta dei prezzi. Il mercato obbligazionario americano rimane teso, con il Treasury 10Y stabile al 4,37%.
La settimana è stata dominata dal petrolio. Il WTI ha fatto un balzo dell'+8% in sette giorni, riportandosi a quota $101,9 al barile — avvicinandosi nuovamente all'area dei 110-115 dollari. Da inizio anno, il petrolio segna un incredibile +77,5%.
L'oro ha ceduto il 2% questa settimana, scendendo a $4.614 per oncia. Il motivo è legato alla Fed: con l'inflazione USA al +3,5% e la possibilità di rialzi BCE in arrivo, l'oro perde appeal relativo rispetto agli asset a rendimento. Rimane comunque in territorio positivo da inizio anno (+6,8%).
Da segnalare anche il movimento del mercato agricolo: la propagazione dei rincari energetici sta iniziando a spingersi sui cereali (+3,1% sett), un trend da monitorare per le implicazioni inflattive. Sul fronte valute, l'EUR/USD si mantiene invariato in area 1,172. La Banca del Giappone è intervenuta a difesa dello Yen. Bitcoin rimane stabile a $77.871.
📅 Geopolitica Medio Oriente — Ogni segnale di ripresa dei negoziati potrebbe far crollare il petrolio in modo violento. Il WTI è la principale fonte di volatilità.
📅 Kevin Warsh — primo test da presidente Fed — Come affronterà il board diviso? Qualsiasi comunicazione sarà letta con attenzione.
📅 NFP (Non-Farm Payrolls) USA — Il dato occupazione americano è il termometro principale per calibrare le prossime mosse della Fed.
📅 Banca del Giappone — Dopo l'intervento di questa settimana, la BoJ rimane sotto osservazione.
📅 Inflazione europea — Ogni dato che confermasse il +3% nell'Eurozona renderebbe quasi certo il rialzo BCE di giugno.
Questa settimana ci ha offerto ancora una volta la prova più potente che si possa osservare nei mercati finanziari: quando gli utili aziendali sono solidi, il mercato riesce ad assorbire qualsiasi shock esterno. Wall Street ai massimi storici con il petrolio a $101, uno Stretto di Hormuz bloccato e una BCE che parla di rialzo. Paradossale? Solo se si legge la finanza come un telegiornale.
Detto questo, qualcosa di nuovo è comparso all'orizzonte: la BCE che alza i tassi in un contesto di crescita debole è una combinazione potenzialmente destabilizzante per i portafogli obbligazionari europei. Chi ha BTP o fondi obbligazionari in portafoglio deve monitorare questa dinamica con attenzione. Lo spread BTP-Bund si mantiene stabile, a conferma della fiducia del mercato sull'Italia.
Come sempre, la risposta non è panico né euforia: è strategia, diversificazione e costi trasparenti. Buon fine settimana e buoni investimenti!
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