Fonte: Dati Bloomberg
Ciao a tutti! Anche questa settimana i mercati non ci hanno fatto mancare emozioni forti, tra tensioni internazionali, fiammate delle materie prime e una bella dose di nervosismo.
Come consulente finanziario indipendente, il mio obiettivo è sempre quello di tradurre le dinamiche complesse in concetti semplici e alla portata di tutti, per capire insieme cosa sta accadendo ai nostri portafogli e all'economia reale. Mettiamo da parte i paroloni e facciamo il punto della situazione!
Siamo entrati nella quarta settimana di tensioni in Medio Oriente, e la situazione viaggia costantemente in bilico tra azioni militari e tentativi diplomatici.
A dettare i tempi, spesso a colpi di 'tweet', è il presidente Trump: nei giorni scorsi ha concesso 48 ore all'Iran per accettare un piano di pace in 15 punti, ma contemporaneamente ha inviato altri 10.000 marines per proteggere lo Stretto di Hormuz (snodo cruciale per il passaggio delle petroliere), puntando al controllo di isole strategiche come Kharg e Larak.
C'è una sorta di "tregua" sulle infrastrutture energetiche (esentate dagli attacchi almeno fino al 6 aprile), ma il prolungarsi del conflitto logora i nervi degli investitori, spaventati in primis dall'effetto che il caro-energia potrebbe avere sull'inflazione globale.
Guardando ai listini mondiali, la settimana ci consegna un quadro a due facce. Wall Street ha chiuso in rosso: l'indice S&P 500 ha ceduto il 2,1%, scendendo a 6.369 punti, ma a soffrire di più è stato il Nasdaq (il listino dei grandi tecnologici) con un pesante -3,2%.
Spostandoci nel resto del mondo, l'Europa si è difesa decisamente meglio.
L'Eurostoxx 50 ha chiuso in territorio leggermente positivo (+0,2%), mentre la nostra Piazza Affari (FTSE Mib) è stata tra le migliori con un +1,4%.
Il Dax tedesco, invece, ha registrato una lieve flessione (-0,4%).
In Asia, il Nikkei giapponese ha chiuso la settimana in perfetta parità (0,0%), mentre i listini dei Paesi Emergenti (indice MSCI Emerging) hanno perso l'1,7%.
A pesare sugli emergenti sono stati i cali di Cina (-1,4%) e India (-1,4%), solo in parte bilanciati dal recupero dei paesi legati all'esportazione di materie prime
Cosa sta spingendo o affossando i mercati? La risposta è nei settori. A Wall Street (e non solo) il comparto dell'Energia ha spiccato il volo con un +4,5%, seguito dai Materiali di base (+3,8%) e dalle Utilities (+1,7%).
A zavorrare i listini, invece, ci hanno pensato i Servizi di Comunicazione (crollati del 6,3%) e la Tecnologia (-3,3%).
La debolezza di colossi come Alphabet e Meta, coinvolti in nuove grane legali per l'impatto dei social sui giovani, ha pesato enormemente sull'umore generale.
Anche guardando ai Temi di investimento, i vincitori sono chiari: i settori legati alle risorse fisiche dominano. Le Terre Rare (+7,8%) e le aziende aurifere (Gold Miners, +5,5%) hanno brindato.
Al contrario, i grandi temi innovativi hanno preso una bella batosta: l'Intelligenza Artificiale ha perso il 5,0%, la Blockchain il 5,6% e il Cloud Computing il 4,8%. Anche il Lusso ha chiuso in lieve calo (-0,2%), accumulando un pesante -14,9% da inizio anno
Fonte: Dati Bloomberg
Sentiment di mercato: CNN Fear & Greed Index
Per capire davvero l'umore di chi investe, dobbiamo guardare due indicatori fondamentali. Il VIX, noto come l'indice della paura (che misura la volatilità attesa sull'S&P 500), è balzato in avanti di oltre 4 punti, arrivando a quota 31,1, un livello che indica forte tensione e nervosismo.
Ma il dato che salta più all'occhio è il CNN Fear & Greed Index (l'indice della Paura e dell'Avidità). Questa settimana l'indicatore è precipitato a un livello di 10 su 100, piazzandosi saldamente nella zona di "Extreme Fear" (Paura Estrema).
Per capirci: solo un mese fa eravamo in zona "Fear" a quota 41
Quando i mercati sono in "Extreme Fear", significa che gli investitori stanno vendendo presi dal panico.
Per un investitore pianificatore, però, questi momenti di panico generalizzato sono spesso i migliori per mantenere la rotta, senza farsi trascinare dall'emotività della massa.
Se pensavate che le obbligazioni fossero il "porto sicuro" di questa settimana, vi sbagliavate. I rendimenti stanno salendo su tutte le scadenze.
Il motivo? L'incubo inflazione legato ai costi dell'energia (petrolio in primis) sta spingendo i mercati a scommettere su un inasprimento delle politiche monetarie da parte delle Banche Centrali.
La BCE è la più "attenzionata": i mercati prezzano addirittura il 51,7% di probabilità di un rialzo dei tassi già nel prossimo meeting di aprile, mettendo in conto potenziali ritocchi a breve giro. Di conseguenza, il nostro BTP decennale ha superato nuovamente la soglia del 4% (chiudendo al 4,05%), con lo spread sul Bund tedesco a 0,96%.
Anche negli Stati Uniti il Treasury a 10 anni è salito al 4,43%, un livello che comincia a fare pressione sulle casse dello Stato. Segnano rialzi anche i rendimenti per le obbligazioni aziendali (Corporate High Yield) e i relativi spread di rischio
Il grande protagonista delle materie prime resta il petrolio (WTI). Dopo aver ondeggiato tra gli 85 e i 95 dollari, ha puntato di nuovo verso la soglia critica dei 100 dollari al barile proprio sul finire della settimana (chiudendo a 99,6$), spinto dalle notizie sui nuovi dispiegamenti militari USA.
L'Oro ci ha regalato vere e proprie montagne russe: a inizio settimana, in un momento di vendite forzate dettate dal panico dei mercati, è crollato in un lampo a 4.100 dollari.
Le indiscrezioni parlano di vendite massicce per chiusura di posizioni da parte di paesi come la Turchia e stati del Golfo
Ha poi recuperato gradualmente terreno, chiudendo in area 4.494 dollari (in perfetta parità settimanale), a dimostrazione del suo ruolo di bene rifugio nei momenti di forte tensione.
E il Bitcoin? Dopo aver tentato un attacco ai 72.000 dollari, ha subito pesanti prese di profitto: chiude la settimana a 65.970 dollari con un calo netto del 5,8%
Il Fear & Greed Index a livello 10 ci dice una cosa chiara: c'è paura nell'aria.
La volatilità (VIX) la fa da padrona, trainata da un'incertezza geopolitica che evolve di giorno in giorno.
In momenti come questo, lasciarsi guidare dalle emozioni e dall'istinto è l'errore più costoso che si possa fare.
La nostra bussola deve rimanere la pianificazione finanziaria di lungo periodo. Avere un portafoglio ben strutturato e diversificato (che include azioni globali, bond e materie prime) è la chiave per navigare indenni queste tempeste, ignorando il "rumore" di breve termine.
Ci aggiorniamo la prossima settimana!
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